lunedì 3 novembre 2008

La lavasciuga: il MIO mito americano


Ho prenotato la lavasciuga, mi scuso in anticipo con quelli che me l'hanno sconsigliata ma la mia scelta ha radici profonde. Innanzitutto, visto che è la pigrizia che mi governa, il risultato (più o meno buono) deve essere raggiunto col minimo sforzo, mia madre per anni ha cercato di educare la casalinga che c'è in me e per fortuna non c'è riuscita altrimenti avrebbe ucciso un talento... poi c'è un aneddoto. 4 anni fa ero alle Hawai'i (si scrive così, fidatevi) ed ero in campeggio, magari non era proprio un campeggio in senso stretto: c'era un prato, una spianata di terra rossa, c'erano delle tende, la pipì si faceva nel bosco, ci si lavava nel mare o nella doccia all'aperto della base militare vicina, cosa ci facessi lì si vede qui.
Dopo una decina di giorni non sapevo più quale fosse il mio colore e quale quello originario della mia biancheria, fu lì che un buon uomo caricò noi e la nostra sporcizia e ci portò a casa sua dove, in una stanza apposta (no, dico... in una stanza apposta) c'era una gigantesca lavasciuga nella quale veniva versato un detersivo le cui gocce cadute per terra avevano sciolto il pelo fitto della moquette.
I miei i miei quattro stracci buttati lì dentro con l'aggiunta del liquido magico dopo 20 minuti erano usciti puliti, caldi, morbidi e profumati (o almeno così mi sembrava, pulciosa com'ero) e io mi sentivo una gran signora.
Rivoglio quella magia in casa mia.

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